Ott 22, 2013 - blog    No Comments

Zerbini televisivi: Fabio Fazio

Fabio Fazio

Fabio Fazio

Noi ce lo ricordiamo di quando Fabio Fazio cominciò ad apparire sugli schermi televisivi. Allora faceva delle pessime imitazioni, tipo quella di Gianni Minà, e ci chiedevamo chissà quale politico avesse potuto avere sulla coscienza l’assunzione di un così scarso artista in Rai, la televisione pubblica (0 quasi pubblica).

Doveva però essere un politico molto autorevole, perché il ragazzo non solo è rimasto nei ranghi della televisione di Stato, ma è piano piano salito nella considerazione dei dirigenti, tanto da diventarne uno dei conduttori, ma pure ideatori, di programmi. Non che nel frattempo la sua cifra artistica sia aumentata. Dormiva faceva e dormire fa ancora, il televisivo savonese, solo che per agevolare il sonno degli Italiani oggi Fazio viene pagato qualcosa come 2 milioni di Euro all’anno.

Lo sproporzionato stipendio non poteva non far nascere polemiche, specialmente in un momento di crisi economica come questo, che sono puntualmente arrivate.

Le polemiche sono state accese dall’On. Renato Brunetta del Pdl e sono non solo economiche ma anche politiche, essendo il conduttore Fazio e i suoi collaboratori chiaramente schierati con una parte politica, nonostante lavorino in un ente para pubblico (certo però che la RaiTv è una strana bestia).

Parliamoci chiaro: il programma “Che tempo che fa”, condotto da Fazio, è niente di pù che un marchettificio a disposizione di politici e intellettuali, o presunti tali, di area Democratica, ai quali si permette di propagandare e vendere ai telespettatori libri, dischi e “verità”.

Del resto è questo il segreto del successo di un programma così noioso e non certo la verve del conduttore, la comicità di Luciana Littizzetto o la misteriosa presenza di Filippa Lagerback, sulla presenza della quale da anni eminenti scienziati stanno tentando di scoprire il senso.

Si tratta in sostanza di tener desto un pubblico di parte sempre pronto ad applaudire qualsiasi cosa sia etichettato “di sinistra”, come fanno gli ultras delle curve calcistiche alla vista delle maglie della propria squadra.

Luciana Littizzetto, Fabio fazio e Filippa Lagerback

Luciana Littizzetto, Fabio Fazio e Filippa Lagerback

Abituati poi a sentirsi dire quanto intelligenti e culturali siano certi mortori televisivi, il telespettatore militante non può esimersi dal disertarli, anche per non sembrare incolto e cafone come quelli di destra.

La copertura politico-culturale ha così permesso a Fazio di fare del suo servilismo verso gli esponenti del PD la sua fortuna personale e addirittura di persona coraggiosa e pronta al martirio, di fronte alle minacce della parte avversa, tanto da essere da molti ritenuto uno che fa domande scomode, anche se non si sa a chi, dal momento che ospita quasi soltanto personaggi della parte politica che lo protegge e lo coccola, tranne rare eccezioni.

Lo sciagurato sorrise.

l’atteggiamento di serafica accondiscendenza con le quali Fazio accompagna le esternazioni dei suoi ospiti, gli ha fatto guadagnare l’epiteto di “pretino” rosso e non è dunque un caso che la sua ultima performance ci ha riportato alla mente la famosa frase scritta da Alessandro Manzoni, che commentò così l’inizio della disgrazia di suor Gertrude, nota come la monaca di Monza.

Nel caso di Fazio però non si è trattato di un cedimento di fronte alla passione della carne, quanto del solito allinearsi sulle frequente dell’ospite illustre, un’abitudine che deve aver preso mentre preparava le imitazioni di Gianni Minà, il giornalista che lo aveva preceduto nella specialità dello zerbinaggio televisivo.

L’ospite in studio stavolta era una leggenda vivente, il più grande calciatore di tutti i tempi, quel Diego Armando Maradona davanti al quale è difficile non cadere i soggezione, figuriamoci allora come poteva resistere uno come Fazio dal sorridere ammiccante alle battute del fuoriclasse Argentino e annuire divertito al plateale gesto dell’ombrello da lui spedito via etere all’agenzia di riscossione dei tributi, la famigerata Equitalia.

Fabio Fazio e Diego Armando Maradona

Fabio Fazio e Diego Armando Maradona

Ora, noi non sappiamo se Maradona sia o non sia un evasore fiscale, questa è materia per i suoi avvocati e per quelli del fisco, ma vedere il pretino Fazio divertito e accondiscendente davanti una persona condannata per lo stesso reato per il quale dal suo pulpito è stato più volte fustigato Silvio Berlusconi  ci ha fatto un po’ senso.

La sensazione fortissima che la lotta per la legalità, sempre sbandierata da Fazio e i suoi amici, si riduca in realtà alla lotta per far rispettare la legge agli altri, ma non a se stessi e ai propri amici, si è fortemente rafforzata. L’ondata di critiche che si è levata verso Fazio e la Rai il giorno seguente l’andata in onda del programma testimonia che la sensazione è stata condivisa da tanti, tanto che il pretino rosso ha dovuto rilasciare una dichiarazione di presa di distanza dal grande ex calciatore. Dichiarazione piuttosto tardiva e evidentemente poco spontanea.

Ma non c’è da preoccuparsi. Tutto sarà presto dimenticato e Fazio continuerà a macinare le sue interviste sdraiate a politici, scrittori e imprenditori e ha incassare i suoi 2 milioni di euro all’anno, mentre i suoi telespettatori avranno ancora  l’illusione di essere intelligenti e colti.

Ott 17, 2013 - blog    No Comments

Odi caldi per Odifreddi

Piergiorgio_Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi

E chi se lo sarebbe mai aspetto che Piergiorgio Odifreddi sarebbe un giorno rimasto vittima del perverso meccanismo dell’odio da social network? L’idolo di tutti gli atei e di tutti i nemici del Vaticano è infatti scivolato su una buccia di banana che l’ha fatto repentinamente ridiscendere dal piedistallo del laico eroe senza macchia al fango del miserabile filonazista. Ma ricapitoliamo con ordine:

Chi è Piergiorgio Odifreddi?

Matematico, logico e saggista, il professore Odifreddi sarebbe rimasto un oscuro studioso se un giorno non fosse comparso in televisione, il diabolico elettrodomestico capace di trasformare in divo hollywodiano anche il più scalcinato tra i nostri compatrioti.

Da allora è divenuto la guida indiscussa tra tutti coloro che hanno messo al primo posto nella loro esistenza alla lotta contro le religioni, o forse meglio contro la Chiesa Cattolica, perché parlare male dell’Islam forse è rischioso ed è meglio lasciar perdere.

Si può ragionevolmente affermare che il matematico Piemontese è stato uno dei più influenti opinionisti di quest’ultimo decennio, contribuendo non poco a diffondere il credo ateista e anticattolico nel nostro paese, guadagnandosi un vero esercito di seguaci, grazie alla pubblicazioni di saggi, interventi in radio e televisioni e al blog tenuto sul sito de La Repubblica, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, il Papa del pensiero laico della borghesia italiana. Non è un caso che abbiamo usato termini come “credo” e “Papa”, perché spesso ci sembra che, contrariamente a quando dovrebbe essere, il movimento assume esso stesso caratteristiche fideistiche, quasi a formare l’immagine rovesciata della Chiesa Cattolica.

Erich Priebke come Capitano delle SS

Erich Priebke come Capitano delle SS

La scivolata e la caduta.

La colpa fu tutta di Erich Priebke, l’ex capitano delle SS tra i responsabili dell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma, episodio della seconda guerra mondiale che è inutile qui ricordare.

L’ex nazista, dopo aver vissuto dimenticato dai più per circa 20 anni in una casa romana, nella quale scontava ai domiciliari l’ergastolo per il suo crimine, ha infatti avuto la brutta idea, all’età di 100 anni compiuti,  di morire, sollevando contro il suo cadavere l’indignazione dei rivoluzionari e degli anti nazisti di ogni ordine e grado. Nemmeno volendo l’ex ufficiale tedesco avrebbe potuto provocare tanto clamore e disordine quanto ne ha provocato il suo, non ancora, officiato funerale. Nessuno vuole ospitare la cerimonia, con la Chiesa Cattolica insolitamente intransigente verso il peccatore tedesco, le amministrazioni comunali timorosi di ritrovarsi in casa un mausoleo probabile centro di tensioni politiche e una folla di scalmanati pronti a fare a pezzi la salma, l’involucro ormai vuoto di vita dell’ex capitano Priebke.

Uno scenario desolante in se nel quale Piergiorgio Odifreddi ha voluto portare il suo contributo di uomo di scienza e rigoroso uomo di logica, ma mal gliene è incolto.

Il professore di Cuneo ha applicato alla vicenda il suo ben noto e solitamente acclamato rigore scientifico, ma stavolta i risultati ai quali è pervenuto non sono piaciuti ai suoi seguaci.  L’affermazione che quella sul cosiddetto Olocausto, ma sarebbe meglio usare la parola ebraica Shoah, che ha un significato molto diverso e più calzante, è in fondo un’altra credenza imposta per fede, non essendoci prove oggettive tali che provi che i fatti siano avvenuti come ce li hanno raccontati, ha provocato un’ondata di proteste che ha sommerso l’ormai ex guru della sinistra illuminata di proteste, se non addirittura di insulti.

Per di più Odifreddi ha reagito male, cercando di confutare, con l’esercizio della solita logica, le critiche che gli sono state mosse, ma a questo punto deve aver capito da solo che esiste una chiesa più forte, potente e vendicativa di quella Cattolica, contro la quale logica e scienza poco possono fare.

Sarà ora interessante vedere quale sarà in futuro il comportamento del matematico, quando l’onda lunga della polemica si sarà definitivamente sopita. Riuscirà a riconquistare il favore del suo pubblico, che a questo punto s’è capito poco interessato ai ragionamenti logici e molto alla lotta contro il clero, magari rinunciando ad affrontare argomenti scomodi e preferire solo quelli che ai fedeli piace ascoltare?

Lo sapremo presto, anche se, per la verità, non è che ce ne freghi poi molto.

 

Ott 15, 2013 - blog    No Comments

Ridateci Katharina Böhm

Katharina Böhm

Katharina Böhm

Confessiamo: a noi il commissario Montalbano non c’è mai piaciuto. Quel mondo di provincia siciliano irreale e così falso da sembrare fatto apposta per imbrogliare  il lettore dei racconti prima e il telespettatore poi; il vernacolo inventato dall’autore Andrea Cammilleri solo la pallida imitazione delle pirotecniche invenzioni linguistiche dell’ingegner Carlo Emilio Gadda, contenute nel suo celebre romanzo “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” e la figura del commissario Montalbano la copia sbiadita e nevrastenica del suo protagonista, quel Ciccio Ingravallo, una specie di Tonino Di Pietro ante litteram, che infine ammette di non essere all’altezza della situazione, non riuscendo a risolvere il caso sul quale stava investigando; trame da giallo per frequentatori di classi differenziali (ma dico Camileri, guardati l’Ispettore Barnaby prima di metterti a scrivere).

Il Montalbano di Camilleri invece è sempre all’altezza e vince sempre. Lui capisce tutto, mentre tutti quelli che gli sono attorno non capiscono niente. Tutte brave persone, intendiamoci (altro irreale elemento della storia) ma così inadeguate che il loro unico scopo sembra essere quello di far risaltare l’arguzia, l’intelligenza e l’abilità dell’eroe Montalbano.

Che poi l’eroe di un film, di un racconto, di una epica saga, dovrebbe essere interpretato da qualcuno con il quale lo spettatore possa facilmente identificarsi. Il segreto del successo di un film in fondo è questo, fare in modo che il maggior numero di spettatori possa fare sua la vicenda che sta seguendo, immedesimandosi nel protagonista che vede sullo schermo.

Ma chi cazzo si può immedesimare in Luca Zingaretti?

Luca Zingaretti

Luca Zingaretti

Un sacco di gente, a giudicare dal successo di pubblico che riscuotono i telefilm della serie. Il che la dice lunga sullo stato mentale degli italiani contemporanei, i quali hanno evidentemente una così scarsa stima di loro stessi da sentirsi appagati nel riconoscersi in un simile eroe.

Allora, si chiederà l’eventuale lettore, perché siete qui a discutere di Montalbano? La ragione è una sola e porta il nome di Katharina Böhm, l’unica ragione per la quale si potesse perdere del tempo per seguire gli episodi dedicati all’investigatore siculo.

Non che la sua sostituta sia brutta, anzi. L’attrice svedese Lina Perned è una gran bella donna e pure molto più giovane della nipote del grande direttore d’orchestra Karl Böhm, che ci piace ricordare più del padre Karl Heinz, noto più che altro per i film sulla Principessa Sissi, interpretati al fianco di Romy Schneider, più che per l’unico film interessante a cui prese parte nella sua non lunga carriera, quel  “Peeping Tomuscito in Italia col titolo  “L’occhio che uccide”.

Bella e giovane la Perned…ma il fascino di Katharina!

Ci ricordiamo come fosse solo ieri quando la vedemmo per la prima volta, giovane vestita da cavallerizza, in una terrificante serie televisiva tedesca, una specie di Dallas in salsa teutonica più cafone e trucido dell’originale americano, ma dalla quale quell’angelo biondo riusciva a lievitare con leggerezza, senza nemmeno sgualcire un solo lembo dei suoi indumenti.

Katarina Böhm ne "L'eredità dei Guldenburgs" 1987

Katarina Böhm ne “L’eredità dei Guldenburgs” 1987

Da allora l’attrice Austriaca ci rapì il cuore. Comprendiamo che per lei apparire come la fidanzata di quel buzzurro di Montalbano non sia proprio il massimo e possiamo perciò comprendere che abbia preferito calcare altri set televisivi, ma la speranza di un suo ritorno è l’ultima a morire.

Magari in un’altra serie, più interessante, anche se dalla TV italiana non c’è molto da aspettarsi, e in un ruolo da vera protagonista, non per fare la spalla a una mezza cartuccia come  Zingaretti.

Ott 12, 2013 - blog, Senza categoria    No Comments

Zardoz, per esempio!

Locandina del film

Locandina del film

La notte porta consiglio e deve essere proprio vero, perché non solo durante il sonno abbiamo trovato una spiegazione plausibile alla scelta instintiva di scrivere in prima persona plurale, ma anche il significato che questo nuovo blog deve rappresentare nella nostra esperienza umana.

In realtà ognuno di noi è un essere plurimo: “con me ci sono sempre io”, avvertono i filosofo di ogni tempo, seguiti da quei moderni sciamani che sono psicanalisti e psicologi, ma in realtà si può tranquillamente affermare che le personalità più complesse e. perché no, intellettualmente più brillanti, siano molto più che un colloquio a due, quanto piuttosto un vero coro di voci, una per ogni ruolo occupato nella sua vita sociale (status e ruolo sono categorie ben conosciute dai sociologi, ma anche ampiamente illustrate in classici della letteratura, come “L’uomo senza qualità” di Robert Musil, per esempio.

Da questi numerosi ruoli, vere vite separate, che abbiamo condotto durante le nostre esistenze, ci arrivano improvvisi ricordi e sensazioni che ci aiutano a comprendere e illustrare agli altri le noste convinzioni, idee e sentimenti.

Zardoz, per esempio!

Chi è Zardoz? Zardoz è un film del 1974 diretto da John Boorman, conosciuto più che altro per essere stato il primo film interpretato da Sean Connery dopo l’abbandono del personaggio dell’agente segreto 007 nella famosa serie di film. Un film che come tutti quelli realizzati da Boorman non riesce ad essere compiuto, ma non comunque privo di un suo fascino.

La sua complessa trama intreccia elementi mitologia, scienza, filosofia e politica in un racconto non sempre facile da seguire, ma questo limite probabilmente era dovuto alle mancanze del regista, più che alla bontà della storia.

Il film non può essere considerato un vero e proprio film di fantascienza, anche se ambientato in un futuro neanche lontanissimo e racconta di un’umanità reduce da un non ben identificato disastro planetario, dal quale si sono salvati una classe dirigente che non solo ha trovato rifugio in una zona protetta, nella quale vive con tutti i confort, ma anche la tecnologia per rimanere immortali, attraverso la rigenerazione di nuovi corpi nei quali trasferire lo spirito di coloro che dovessero morire accidentalmente. Al di fuori della zona protetta, chiamata “Vortex”, il resto dell’umanità è invece regredito a un livello di civiltà bassissimo.

Non tutto è così perfetto ne Vortex, però. A far da contralto all’immortalità raggiunta negli uomini e nelle donne della zona protetta si sono spente le normali emozioni umane. Gli uomini sono diventati impotenti e le donne non hanno alcun desiderio di accoppiarsi. Non tardano a nascere gruppi di ribelli che pensano che sarebbe meglio annullarsi per sempre nella morte, piuttosto che continuare a vivere vite sensa senso, ma i capi del Vortex reprimono duramente chiunque tenti di cambiare il corso delle cose, condannandoli all’invecchiamento fisico.

L’apatia è lo stato normale degli abitanti del Vortex, tanto che quando uno di loro, Arthur Fryan, si offre di controllare lui da solo i “bruti” che vivono al di fuori del loro mondo, tutti sono ben contenti di schivare l’incombenza. Fryan rifornisce di armi un gruppo di questi bruti, chiamati “Sterminatori” proprio perché utilizzati per tener sotto contollo la demografia del pianeta attraverso stragi continue, utilizzando un oggetto volante a forma di maschera di pietra, ma un giorno uno degli sterminatori, di nome Zed, riesce a salirci a bordo e lo uccide, facendosi poi trasportare dal velivolo all’interno del Vortex.

Zardoz

Zardoz

Naturalmente  l’intruso viene presto scoperto dagli Immortali, che non riescono a prendere una decisione sulla sorte da attribuirgli. In tanti vorrebbero eliminarlo subito, ma prevale quella di aspettare che il processo di rigenerazione del corpo di Arthur Frayn abbia termine, per capire cosa sia successo e cosa Frayn avesse veramente fatto in tutti gli anni, secoli, durante i quali si era occupato dei “Bruti”. La scienziata May si rende conto che Zed non è così primitivo come appare, ma non riesce a sondarne la mente se non superficialmente. Lo Sterminatore  appare infatti in grado di nascondere i suoi veri pensieri, una cosa inspiegabile.

In questo tempo la sola presenza di Zed fa nascere divisioni, invidie e gelosie nella comunità. La sua vitalità e virilità così poco nascosta, anzi quasi esibita, fa rivivere agli immortali pulsioni che sembravano dimenticare, fino a far sciogliere anche la gelida Consuela (Charlotte Rampling), la donna verso la quale da subito Zed aveva chiaramente espresso la sua preferenza, che da principale fautrice dell’uccisione dello Sterminatore finisce per innamorarsene.

La comunità si dissolve in poco tempo e Zed riesce a raggiungere il “Tabernacolo”, una specie di super computer organico che raccoglie in se  tutta la conoscenza che la specie umana ha prodotto nella sua storia e nello stesso tempo si apre, per la prima volta, ai suoi interlocutori.

Zed è tutt’altro che un primitivo, anzi. Si scopre infine che Arthur Fryan aveva pianificato un lungo processo di selezione genetica volta a creare un popolo di super uomini. Una selezione che aveva avuto con Zed la sua massima espressione.

Fryan aveva poi non solo educato il ragazzo, riaprendogli un’antica biblioteca, ma gli aveva infine rivelato il segreto dietro la maschera di Zardoz, semplicemente dandogli prima da leggere una copia de Il Mago di Oz (The Wizard of Oz) e poi mostrandogli la copertina del libro coprendo alcune lettere del titolo. Leggendo che le lettere rimaste componevano il nome Zardoz, Zed comprese l’inganno: dietro la maschera e la voce stentorea di Zardoz non c’era un Dio, ma solo un piccolo buffo e innocuo omino.

Zardoz- Connery & Rampling

Zardoz- Connery & Rampling

La situazione precipita e mentre il Vortex e la protezione intorno all’area abitata dagli immortali collassa, gli Sterminatori, da tempo in attesa che Zed abbattesse la barriera invisibile che proteggeva gli immortali, si avventano sui loro ex tiranni facendone strage e distruggendone la città, mentre Zed e Consuela fuggono via insieme.

Gli Sterminatori non erano Bruti, ma la nuova specie umana che doveva prendere possesso del pianeta.

Un nuovo Zardoz?

Pensate ora ad una maschera, anzi ad un attore, che predica con voce stentorea rivoluzioni e rivolgimenti di ogni tipo, che pretende dai suoi seguaci la rigorosa fedeltà ad un programma politico estremamente generico e del quale non è certamente l’autore.

Beppe Grillo Zardoz?

Beppe Grillo Zardoz?

Pensate ad un attore che solo pochi anni fa spaccava i Pc sul palcoscenico e oggi proclama che dalla rete e dai mezzi informatici arriveranno la nuova democrazia, la liberta, l’uguaglianza e la prosperità.

Pensate che quest’attore non fa in realtà altro che recitare il copione che gli ha scritto un timido e riccioluto perito informatico con strane idee in testa sul futuro dell’umanità.

Non vi pare che siamo in presenza di una specie di Zardoz, o se preferito di un mago di Oz?

Oddio!!! Ma non saranno mica i Grillini dominare il mondo tra qualche anno?

Ott 11, 2013 - Senza categoria    1 Comment

Il mio nuovo MyBlog

Che strano, siamo di nuovi qui, dopo aver cancellato completamente gli altri blog.

Siamo di nuovo qui e non sappiamo nemmeno perchè!

Un nuovo blog, come se non ne avessimo mai aperto uno prima, come se avessimo ancora qualcosa da dire, dopo aver già dato tanto alla rete, nel bene e nel male.

Ci sono nostri articoli ancora presenti in siti prestigiosi, ma noi ne abbiamo perso non solo la disponibilità, ma quasi il ricordo. Quando ci tocca di rileggerli ci sembrano scritti da altri, nonostante rispecchino ancor oggi fedelmente il nostro pensiero.

Che poi: perché scriviamo al plurale? Non lo sappiamo, ci è venuto così. Sarà forse per un eccesso di stima nei nostri stessi confronti, un’espressione di arroganza e presunzione, ma è sempre meglio che usare la terza persona, come un Cesare da tastiera, o no?